"Tutti gli uomini
avvertono l'interiore impulso ad amare in modo autentico: amore
e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la
vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo… La
carità è il dono più grande che Dio abbia dato agli uomini, è
sua promessa e nostra speranza"
C’è di più
è l’invito rinnovato che rivolgeremo ai ragazzi e agli
adolescenti perché facciano della loro vita un dono per il bene di tutti.
Li
aiuteremo ad incamminarsi su una strada
che è già tracciata da Dio.
Parleremo loro di vocazione e di ciò che significa.
Per questo useremo l’immagine di un ragazzo che, al momento
opportuno, ha saputo condividere tutto ciò che aveva e che, in
modo inaspettato e sorprendente, si è visto moltiplicato e
restituito il suo dono “a sazietà” e ancora “di più”.
C’è di più
chiamerà i nostri Oratori e ciascun
ragazzo a non accontentarsi, ma a fare sempre passi in avanti,
sicuri che il Signore ci dona
sempre di più di quanto ci
aspetteremmo.
Il suo dono c’è nella vita di tutti i giorni. Le nostre scelte
possono aiutarci a rintracciarlo e a viverlo.
C’è di più
è l’invito a vivere insieme nella comunità occupando ciascuno il
suo posto e svolgendo ciascuno il suo compito, facendo
attenzione che tutti abbiano la possibilità di
dare il proprio contributo e di
sentirne il valore, senza esclusioni, fraintendimenti
o pregiudizi.
Ciascun ragazzo potrà dire
“c’è
di più” vedendo l’entusiasmo dei più grandi che offrono
tempo, energie e passione per costruire un ambiente dove si
respira il senso della Missione e la gioia della Comunione.
Anche ai più giovani si potrà
chiedere di partecipare, con le loro qualità e le loro doti,
alla stessa avventura che consiste nell’edificare la Chiesa,
dove ognuno liberamente si senta chiamato a fare della propria
vita un dono per gli altri, secondo la sua vocazione specifica.
C’È DI PIÙ PERCHÉ C’È
GESÙ
Ogni
vocazione implica il dono di sé e la scelta di affidarsi al Signore.
Questi atteggiamenti prevedono maturità di fede e di amore, ma anche
il coraggio e la spregiudicatezza che sono propri di chi sta
crescendo.
In Oratorio, quest’anno,
l’invito ripetuto a donare e ad affidarsi saranno la
spinta decisiva che inviterà tutti a dire che “c’è di più”.
Diremo che c’è di più se
non si perde mai l’occasione di fare il bene.
Diremo che c’è di più se si
sceglie di amare come Gesù, anche se si è ancora dei ragazzi:
proprio per questo l’invito che faremo consiste nel richiedere loro
di esercitarsi ogni giorno ad essere più generosi,
più impegnati, più allegri, sempre pronti a farsi dei
nuovi amici e a perdonare chi ci fa un torto, più capaci di
capire ciò che è giusto per giudicare bene le situazioni e
intervenire a difesa dei deboli e dei sofferenti, anche se c’è da
rimetterci del proprio.
Diremo, in definitiva, che
c’è di più se si vive ogni giorno secondo il Vangelo e se ci si
esercita a farlo insieme, dentro un gruppo, in una comunità che
condivide lo stesso Dono che è la presenza del Signore.
C’è di più perché c’è Gesù
che ci prende con sé e ci trasforma nel meglio che possiamo essere e
soprattutto rende abbondante ciò che possiamo offrirgli,
sorprendendo per la gioia che è capace di procurare.
La sua chiamata
prevede:
- da un lato la nostra disponibilità a dare quel che abbiamo
ponendolo nelle sue mani
- dall’altro la certezza che tutto ciò che gli viene affidato prende
una forma che tende alla perfezione.
Seguire Gesù è
dunque porre le basi per una vita più felice, perché
realizzata secondo i desideri più profondi che ciascuno impara a
costruire e custodire nel suo cuore, proprio perché ci si esercita
ad essere discepoli del Signore sin da piccoli e sin da ragazzi.
Occorrerà per questo da parte
degli educatori dare dei segnali precisi (sacramenti,
liturgia, vangelo, carità) che parlino della presenza del Signore,
del suo sogno di farci felici, di renderci “perfetti” secondo il
Vangelo comunicandoci la sua gioia.
È questo il motivo di ogni vocazione.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ C’È LA CHIESA
Dopo aver proclamato, nel
precedente triennio pastorale, che “l’amore di Dio è in mezzo a
noi”, ora – in questo anno oratoriano 2009-2010 - siamo chiamati
a dimostrare questo amore dentro la comunità, a partire dal
luogo in cui si pratica la cura dei bambini, dei ragazzi e degli
adolescenti che è l’Oratorio.
“C’è di più” è la
dimostrazione dell’amore di Dio che si manifesta in una vita
completamente donata, quella di Gesù e quella dei suoi discepoli
– dei cristiani di ieri e di oggi - che:
lo hanno seguito, si fidano di Lui e per questo costruiscono le
fondamenta solide di un nuovo tipo di convivenza che è la comunità
cristiana.
Potremo dire che c’è di più
perché c’è la Chiesa che, animata dai doni abbondanti di Dio,
continua a formare nuove generazioni a vivere il senso della
condivisione di un cammino.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ CI SIAMO NOI
Dovremo dire che il “più”
della vita cristiana è la croce. Diremo che i piccoli e grandi
sacrifici sono necessari, ma che niente di ciò che si dona può
“andare perduto”, anzi viene raccolto e moltiplicato come bene
prezioso per essere il patrimonio di una vita piena e felice, così
come Dio la vuole.
Davanti al mistero della croce
e del sacrificio, ogni ragazzo e adolescente può accorgersi di
essere amato, voluto e desiderato.
Ognuno può comprendere di
essere cercato perché, con il dono di quel che ha, può far
parte di un progetto più grande che lo coinvolge in prima
persona e lo proietta in qualcosa di infinitamente più smisurato che
è la vita nuova di Gesù, quella che ciascuno ha ricevuto
come dono nel giorno del Battesimo.
Da quel giorno il Signore – ed
è questo un messaggio che dovremo proclamare – non smette di
considerare ciascuno come prezioso ai suoi occhi,
essenziale per la sua Missione, addirittura parte di sé
per un progetto che parla di amore.
Potremo dire che c’è di più
perché ci siamo noi. Per tale ragione è importante che ciascuno
impari a esserci e a mettersi in gioco nella logica del dono,
scoprendo che dare agli altri quel che si ha moltiplica il proprio
patrimonio umano e spirituale e prepara a fare le proprie scelte con
un certo stile. Il dono di sé per gli altri diventa così
la chiave di lettura di ogni vocazione.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ CI SONO GLI ALTRI
La proposta dell’anno
oratoriano “C’è di più” ci invita a guardare la realtà con
maggiore profondità così come la vedrebbe Dio.
C’è di più ci spinge a
considerare con occhi nuovi soprattutto le altre persone per
accorgerci dei loro bisogni ed interessarci, con rispetto e
simpatia, della loro vita.
C’è di più perché ci sono
gli altri. La presenza degli altri – soprattutto la loro
amicizia – ci spinge sempre a dare il massimo e a fare sempre
meglio.
L’amore reciproco colma
i nostri desideri più veri e più nascosti e dà alla nostra vita uno
slancio verso quel qualcosa in più che la completa.
Educare all’affettività
non è un compito facile perché: occorre una purificazione dei
sentimenti e un invito a plasmare quella parte del carattere che
spesso viene lasciata alla spontaneità.
Ma l’affetto, l’amicizia e
l’amore non possono svilupparsi a caso, ne va della nostra
vocazione!
Ogni chiamata ci mette infatti
in relazione con l’altro in un modo del tutto originale e
corrispondente.
Anche in questo caso la logica del dono illumina l’orientamento nel
cammino verso il futuro.
Sapere che quel poco che abbiamo e che siamo, se donato e condiviso,
può essere motivo di gioia per chi ci sarà accanto e,
addirittura, per tutti, può bastare a chi ha capito cosa sia
l’amore per scegliere di donare senza riserve.
C’È
DI PIÙ PERCHÉ C’È UNA STRADA
Dire “C’è di più”
significa indicare a ciascun ragazzo e adolescente una strada
in cui ci si è già incamminati, anche se è ancora quasi tutta da
percorrere.
È la strada tracciata da
Dio per noi, in cui si gioca completamente la nostra libertà.
La scelta di essere
dono per gli altri, imparare a servire gratuitamente, imparare ad
amare in semplicità donare senza pretendere un contraccambio o un
tornaconto sono i presupposti necessari per orientarsi dentro il
cammino della vita da discepoli del Signore, senza precludersi
nessuna delle possibilità infinite che Dio ha riservato per
tutti.
Per questo, un altro
presupposto essenziale, anzi il primo, è la scelta di far
c’entrare Dio con la propria vita, di imparare a mettersi in
dialogo con lui attraverso la preghiera semplice e costante,
i sacramenti dell’Eucaristia e della Riconciliazione, l’ascolto
della sua Parola, la vita di gruppo nella comunità, il
servizio e il senso di responsabilità che gli educatori potranno
richiedere ai ragazzi.
Occorre fare i giusti passi
per far in modo che Dio abbia voce in capitolo nella propria vita,
per passare poi “da grandi” all’ascolto nel silenzio e
nell’affidamento.
C’è di più perché c’è una
strada, c’è una speranza che dobbiamo annunciare come l’elemento
in più che apre ad ogni vocazione.
La strada tracciata da Dio ci
apre ad una felicità che nemmeno possiamo immaginare, una felicità
che, nonostante le inevitabili sofferenze o sconfitte, non è una
cosa astratta ma è la vita stessa, vissuta ogni giorno secondo i
sogni di Dio.