L'icona evangelica
Gesù ci mette in moto perché in Lui “c’è di più”.
C’è un “di più” che non solo ci attrae ma ci libera
dalle nostre infermità, dal nostro restare immobili dentro un
presente che rischia di chiuderci in noi stessi se non è inserito
dentro un cammino.
Gesù invece ci invita a camminare dietro a Lui, ci mostra una
strada che è vocazione.
Presentiamo per sommi capi alcune suggestioni che possono
essere riprese in Oratorio nel corso dell’anno pastorale, facendone
argomento di preghiera e di riflessione.
•
Gesù sa vedere le esigenze della folla e decide di conseguenza.
Egli ha cura di ciascuno e sa dare peso anche ai bisogni più
quotidiani, come la cena di quel giorno. Lui vede sempre di più,
nota ciò che gli apostoli non avevano pensato. Viene prima di noi, e
dei nostri sforzi, perché ha già dato di più, ci ha già amati prima
di ogni nostra volontà.
•
Gesù non agisce mai da solo, ma porta a compimento l’opera del Padre
con l’aiuto degli apostoli e dei discepoli. Egli infatti provoca
Filippo, chiede consiglio ad Andrea, si serve dei pani e dei pesci
del ragazzo e chiede ai suoi discepoli di raccogliere ciò che è
avanzato. Durante quest’anno avremo coscienza di questo compito
grande: essere insieme, come comunità, collaboratori
dell’opera del Padre. Inseriti nella Chiesa potremo ripeteremo il
gesto di Gesù.
•
Il ragazzo non sarebbe mai arrivato a Gesù se Andrea non glielo
avesse indicato. A differenza di Filippo, che legge la realtà
con un criterio solamente umano che non conduce a nessuna soluzione,
Andrea prende in considerazione il dono di un ragazzo e “rilancia”
su Gesù, il solo che può cambiare le cose a partire da poco o
niente. Se non fosse stato affidato a Gesù, il dono del
ragazzo non avrebbe saziato nessuno se non lui e pochi altri, ma
Andrea, pur non aspettandosi nulla di più, è attento a guardarsi
intorno e a riconoscere chi possa essere disposto al dono se solo
glielo si proponesse. Gli occhi di Andrea sono gli occhi di
ogni educatore che sa condurre i ragazzi e gli adolescenti dal
Signore, senza la presunzione di conoscere soluzioni come se fosse
un guru, ma sapendo che solo Gesù sa in fondo quale sia la strada
migliore per ciascuno. Occorre fare da tramite perché Gesù sia
riconosciuto e amato per quel che sorprendentemente è per ogni uomo
che si affida a Lui.
•
I pani ed i pesci sembrano poca cosa, quasi nulla se si vogliono
sfamare cinquemila persone. Invece, in quel cibo c’è di più,
Gesù lo sa così come sa che anche in noi c’è di più, c’è sempre di
più se solo non restiamo fissati dentro una vita dove niente ci dà
la carica, tutto alla fine ci annoia, e quel che conta è accumulare
cose.
Se quello che abbiamo non ci basta mai, rischiamo di mettere il
segno meno alla vita. Il segno più si acquista se quel
che si ha può essere speso perché si comprende che ci sono un
bene e una gioia più grandi per cui vale la pena dare, donare,
condividere e spartire senza tornaconto e interesse personale.
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Il ragazzo, semplicemente, c’è. Non parla e non si dice nulla di
lui. A partire da questa apparente passività si snoda tutta
l’azione. Gesù sa valorizzare ciò che c’è, anche quello che
sembra non aver valore, per donare a tutti. Chiederemo anche noi
ai ragazzi di esserci in ogni momento, di non tirarsi mai
indietro davanti alle sollecitazioni di bene che vengono loro fatte
tutti giorni, siano esse studiare, aiutare un amico, essere utili in
casa, svolgere fedelmente un servizio, fare gioco di squadra
portando il proprio apporto…
Quanto agli educatori, sapranno valorizzare quanto c’è,
accettare le situazioni e le persone per quelle che sono partendo
dalla realtà per costruire il futuro, nella libertà della
proposta e della risposta.
•
Il segno di Gesù, grande ed abbondante, sincero e risolutivo,
resta misterioso per quanti ne hanno goduto. C’è sempre di
più in quello che Gesù compie, volare basso non è entrare nella
scia delle sue azioni e dei suoi doni.
Nello stesso tempo inquadrare il dono di Dio dentro la logica umana
del successo e del potere vuol dire tradire la Missione di Gesù e
non capire la nostra strada. Vocazione non è riuscire nella vita
secondo i parametri umani che sono noti a tutti, non è quello che il
mondo si aspetta da noi ma è entrare in un mistero più grande che
solo il Signore conosce sino in fondo, è fidarsi e gettarsi nelle
sue mani per costruire qualcosa di infinito